Da anni l’Unione Europea chiede alle proprie aziende di pagare un prezzo per le emissioni di CO2 che producono attraverso il sistema EU ETS.
Il problema? Molti produttori stranieri non hanno lo stesso obbligo. Il risultato è una distorsione della concorrenza che spinge alcune imprese a spostare la produzione fuori dai confini europei, dove inquinare non costa nulla.
Di conseguenza, le emissioni globali non diminuiscono, semplicemente cambiano indirizzo. Questo fenomeno prende il nome di carbon leakage, o rilocalizzazione delle emissioni, ed è esattamente ciò che il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) cerca di contrastare.
Cos'è il CBAM?
Il CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism, ovvero Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere è uno strumento di equità il cui scopo è fare in modo che i prodotti importati incorporino nel loro prezzo il vero costo ambientale della produzione, esattamente come accade per i prodotti fabbricati in Europa.
Gli obiettivi strategici sono tre:
- Garantire una concorrenza leale tra produttori europei e stranieri
- Incentivare i partner commerciali extra-UE ad adottare tecnologie più pulite
- Contribuire alla neutralità climatica entro il 2050 nell’ambito del pacchetto “Fit for 55”
Le merci soggette al CBAM
Il meccanismo non si applica a tutte le importazioni, ma si concentra su sei settori industriali ad alta intensità di carbonio, selezionati proprio perché sono quelli più esposti al rischio di rilocalizzazione delle emissioni:
- cemento
- acciaio
- fertilizzanti
- elettricità
- idrogeno
Questi settori rappresentano una parte significativa delle emissioni industriali globali e sono storicamente più difficili da decarbonizzare.
Chi deve fare il CBAM? Gli obblighi per le imprese
Non tutte le imprese che importano queste merci sono soggette agli obblighi CBAM. Il Pacchetto Omnibus dell’UE (febbraio 2025) ha introdotto una soglia di esenzione pensata soprattutto per tutelare le piccole e medie imprese: chi importa meno di 50 tonnellate l’anno per gruppo di prodotti è esonerato dagli adempimenti. Una semplificazione che esclude circa il 90% degli importatori, pur comprendendo comunque il 99% delle emissioni totali importate.
Chi invece supera questa soglia dovrà ottenere lo status di Dichiarante Autorizzato, registrarsi nel portale ufficiale CBAM Registry e adempiere a una serie di obblighi documentali e finanziari. In Italia, l’autorità nazionale competente è il MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica).
Come funziona il CBAM: i passaggi fondamentali
Il primo passaggio importante riguarda il calcolo delle emissioni incorporate nei prodotti importati. Per la maggior parte dei settori l’attenzione è rivolta alle emissioni dirette, ma per cemento e fertilizzanti è obbligatorio includere anche le emissioni indirette.
Una volta quantificate le emissioni, il passaggio successivo riguarda l’importatore, che deve acquistare un numero equivalente di certificati CBAM. Il prezzo di questi certificati non è fisso: per il 2026 è calcolato sulla media trimestrale delle aste EU ETS, mentre nel 2027 si baserà sulla media settimanale.
Un aspetto molto importante riguarda, invece, la doppia tassazione: se un’azienda può dimostrare di aver già pagato un prezzo per il carbonio nel paese di origine della merce, quella cifra può essere dedotta dal costo dei certificati CBAM. Infine, tutti i dati dichiarati devono essere verificati da un ente terzo indipendente.
Chi non rispetta gli obblighi o presenta dichiarazioni incomplete rischia sanzioni che variano da 10 a 50 euro per ogni tonnellata di CO2 non dichiarata o erroneamente riportata.
Registro CBAM e scadenze da tenere sott'occhio
Sul fronte operativo, la prima cosa da fare è la registrazione nel CBAM Registry, il portale digitale dell’Unione Europea attraverso cui le aziende gestiscono la propria posizione e presentano le dichiarazioni. Le domande per ottenere l’autorizzazione definitiva come Dichiarante autorizzato dovrebbero essere presentate entro il 31 marzo 2026.
A partire da questo gennaio 2026 il meccanismo è entrato pienamente in vigore e quindi le importazioni sono consentite solo ai Dichiaranti autorizzati ed è diventato obbligatorio l’acquisto dei certificati.
Per quanto riguarda invece la dichiarazione annuale, grazie alla semplificazione del Pacchetto Omnibus, la scadenza originaria del 31 maggio è stata posticipata al 31 agosto 2027.
Il CBAM come opportunità
Il CBAM trasforma la sostenibilità da scelta etica a variabile economica concreta. La complessità burocratica è reale, ma le imprese che si muovono per tempo (registrandosi, mappando le proprie catene di fornitura e calcolando correttamente le emissioni incorporate) non si limitano ad evitare sanzioni. Esse si posizionano come partner affidabili in un mercato globale che richiede sempre più trasparenza ambientale.
In questo senso, adeguarsi al CBAM rappresenta già un vantaggio competitivo notevole.
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